9 marzo: i lavoratori della conoscenza scioperano per i diritti delle donne

In occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne, la FLC CGIL ha proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata del 9 marzo 2026, coinvolgendo il personale di scuola, università, ricerca, AFAM e formazione professionale, compreso il comparto della scuola non statale.

La decisione nasce dalla volontà di contrastare una cultura ancora segnata da maschilismo e patriarcato, che continua a produrre episodi di violenza e discriminazione. Con questa mobilitazione, il sindacato intende ribadire con forza il valore dell’autodeterminazione femminile e della parità di genere, principi che restano troppo spesso disattesi nella realtà quotidiana.

I numeri raccontano un Paese in difficoltà: l’Italia si colloca tra le nazioni con un marcato divario retributivo di genere (gender pay gap) e con un’elevata diffusione di lavoro povero e precario, fenomeni che colpiscono in modo particolare le donne. Inoltre, il carico del lavoro di cura continua a gravare prevalentemente sulle spalle femminili, mentre i settori a maggiore presenza di lavoratrici risultano spesso quelli meno valorizzati dal punto di vista economico.

Secondo la FLC CGIL, anche l’attuale clima politico contribuisce ad alimentare criticità. Si parla di una progressiva compressione dei diritti e di tentativi di controllo che riguardano direttamente il corpo e le scelte delle donne. Emblematico, in questo senso, il dibattito sul disegno di legge in materia di violenza sessuale che sostituisce il concetto di “consenso libero e attuale” con quello di “dissenso”: una modifica che, secondo il sindacato, rischia di spostare l’onere della prova sulla vittima, esponendola a ulteriori forme di rivittimizzazione nelle aule di tribunale.

Un altro nodo centrale riguarda la scuola. A fronte di un aumento preoccupante dei casi di violenza, che coinvolgono sempre più spesso le giovanissime come vittime e i giovani come aggressori, viene denunciata la mancanza di un’adeguata educazione sessuo-affettiva negli istituti scolastici. Per la FLC CGIL, ignorare questo bisogno significa rinunciare a uno strumento fondamentale di prevenzione e crescita culturale.

La mobilitazione del 9 marzo non si esaurisce in una sola giornata. Lo sciopero diventa un atto politico e sociale, un mezzo di pressione e di consapevolezza che mira a costruire un cambiamento reale. L’impegno dichiarato è quello di portare avanti una battaglia quotidiana nei luoghi di lavoro e nella società, coinvolgendo donne e uomini che credono nella giustizia sociale e nell’uguaglianza di genere. Perché la trasformazione culturale, sottolinea il sindacato, richiede continuità, partecipazione e una presa di posizione chiara e condivisa.

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