ANVUR: da Agenzia di valutazione a strumento governativo di controllo del sapere

ANVUR: da Agenzia di valutazione a strumento governativo di controllo del sapere

L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) nasce nel 2006 con l’obiettivo di promuovere trasparenza, efficienza e merito nella gestione delle università italiane. Ispirata ai principi del new public management, l’Agenzia doveva garantire una distribuzione più equa delle risorse pubbliche e favorire la competitività tra gli atenei.

Con la piena operatività avviata nel biennio 2010-2011, sotto la guida del primo consiglio nominato dal Ministero, l’ANVUR ha assunto un ruolo sempre più centrale nel sistema universitario, diventando uno degli strumenti cardine delle politiche di riforma avviate negli anni successivi. Tuttavia, la sua azione ha finito per introdurre una logica aziendalista e gerarchica, che ha modificato in profondità l’organizzazione e la cultura accademica del Paese.


Dalla valutazione alla competizione tra atenei

Nel nuovo scenario normativo, l’università pubblica è stata ricentralizzata attorno alla governance accademica, precarizzando il lavoro docente e mettendo in competizione le strutture per accedere a risorse sempre più scarse.
Tra il 2010 e il 2015, il Fondo di Finanziamento Ordinario ha subito un taglio di circa il 20%, mentre la quota premiale è cresciuta a scapito di quella base.

In questo contesto, l’ANVUR ha definito i criteri di valutazione della ricerca (VQR), ha accreditato corsi e sedi universitarie e ha fornito gli indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale (ASN). Un sistema apparentemente tecnico, ma che ha introdotto una competizione forzata in un ambito, quello accademico, tradizionalmente fondato su cooperazione e condivisione.

Le metodologie adottate — basate su indicatori quantitativi e parametri bibliometrici — hanno suscitato critiche diffuse per rigidità e incoerenze, fino a generare proteste in molti atenei e il boicottaggio della prima VQR da parte di una parte significativa del corpo docente.


Una riforma che rafforza il controllo politico

Nonostante le contestazioni, invece di avviare una revisione partecipata del sistema di valutazione, il governo Meloni ha approvato nel settembre 2025 una riforma del regolamento dell’ANVUR che ne accentua la natura governativa.
La nuova versione dell’Agenzia si configura come un dipartimento del Ministero, ampliando al contempo il proprio raggio d’azione a enti di ricerca pubblici e privati e al sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM).

Questa estensione comporta un significativo rischio: la possibilità per l’ANVUR di intervenire anche nei contenuti e nei metodi della didattica universitaria, intaccando l’autonomia costituzionalmente garantita alle istituzioni accademiche.


Le principali modifiche del nuovo regolamento

La riforma approvata dal Consiglio dei Ministri introduce diverse novità:

  • Articolo 1: l’Agenzia potrà valutare anche AFAM, enti privati e soggetti internazionali.
  • Articolo 2: si ribadisce una formale indipendenza, ma si rafforza il controllo ministeriale e la logica di efficienza e semplificazione tipica del modello aziendale.
  • Articolo 3: l’ANVUR riceve mandati diretti dal Ministero, estendendo la valutazione anche alle competenze degli studenti, aprendo di fatto la strada a un sistema di tipo Invalsi universitario.
  • Articoli 6–8: cambia la governance dell’Agenzia; il Presidente diventa di nomina diretta del Ministro, il Consiglio direttivo viene ridotto da sette a cinque membri e il comitato di selezione non è più indipendente.
  • Articolo 10: il Direttore assume il titolo e le funzioni di Direttore Generale, rafforzando il potere gestionale interno.

Nel complesso, la nuova architettura normativa segna il passaggio da un modello di agenzia “terza” a uno di struttura esecutiva governativa, con poteri diretti sulla programmazione e sulla valutazione di università e enti di ricerca.


Un sistema sempre più accentrato e meno autonomo

Le modifiche introdotte delineano un’università più piccola, frammentata e sotto controllo politico. L’ANVUR non si limita più a misurare la qualità della ricerca e della didattica, ma si trasforma in un organo di indirizzo in grado di influenzare la produzione e la trasmissione del sapere.

Questo orientamento contrasta apertamente con i principi sanciti dall’articolo 33 della Costituzione, che tutela la libertà di insegnamento e di ricerca e riconosce l’autonomia delle istituzioni universitarie.

L’impianto della riforma, dunque, non solo rafforza la dipendenza delle università dalle decisioni ministeriali, ma rischia di compromettere la pluralità dei saperi e la libertà accademica, cardini della tradizione democratica italiana.


Conclusione

La trasformazione dell’ANVUR in un organismo sempre più subordinato al potere politico rappresenta un passaggio critico per l’università pubblica italiana.
La FLC CGIL e ampie componenti del mondo accademico chiedono da tempo un sistema di valutazione partecipato, trasparente e condiviso, che promuova la qualità senza compromettere l’autonomia.

In un momento in cui altri Paesi europei, come la Francia, hanno scelto di sopprimere le proprie agenzie di valutazione, l’Italia percorre la strada opposta, rafforzando un modello che rischia di soffocare la libertà di ricerca e di insegnamento.

La sfida ora è mantenere vivo il dibattito e difendere un principio fondamentale: un’università libera è il presupposto di una società democratica e consapevole.

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