Il 24 marzo il Consiglio di Amministrazione del CNR ha finalmente dato il via al tanto atteso percorso di stabilizzazione del personale, seppur con un ritardo significativo rispetto alle scadenze inizialmente previste. La delibera ha individuato gli aventi diritto secondo quanto stabilito dall’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 75/2017, prevedendo l’assunzione a tempo indeterminato di 185 unità e, allo stesso tempo, la proroga dei contratti per chi non rientra ancora nel processo, fino al 31 gennaio 2027.
Questo traguardo è il risultato di una lunga stagione di mobilitazioni portate avanti dai lavoratori precari del CNR, con il supporto delle organizzazioni sindacali. Le proteste e le iniziative sindacali hanno avuto un ruolo determinante nel raggiungimento di importanti stanziamenti economici inseriti nelle leggi di bilancio 2025 e 2026. In particolare, sono stati previsti fondi progressivi per sostenere nuove assunzioni di ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi, oltre a ulteriori risorse dedicate alla continuità lavorativa del personale precario.
Durante l’incontro del 23 marzo con le organizzazioni sindacali, il Presidente Lenzi ha illustrato in anteprima i contenuti della delibera e le modalità di utilizzo dei finanziamenti disponibili. Successivamente, il Direttore Generale ha approfondito gli aspetti tecnici, evidenziando il confronto in corso con il Ministero dell’Università e della Ricerca per chiarire l’impiego delle risorse, in particolare per la proroga dei contratti a tempo determinato.
Le organizzazioni sindacali, e in particolare la FLC CGIL, hanno ribadito con forza che i fondi ottenuti non sono il frutto di iniziative istituzionali, bensì il risultato diretto della mobilitazione dei lavoratori precari. Nonostante ciò, resta forte la critica verso il Governo e il Ministero, accusati di non aver investito adeguatamente nella ricerca pubblica e di non aver garantito risorse sufficienti per una stabilizzazione completa.
Entrando nel merito della delibera, su 854 domande presentate, ben 691 candidati risultano in possesso dei requisiti richiesti, ma solo 185 saranno immediatamente stabilizzati. Il criterio adottato si basa sull’anzianità di servizio maturata negli ultimi anni, premiando chi ha accumulato più esperienza con contratti precari nel periodo compreso tra il 2017 e il 2024.
Per quanto riguarda le tempistiche, una parte del personale attualmente in servizio sarà assunta progressivamente, con le prime immissioni già dal 1° aprile e completamento entro dicembre 2026. Diversamente, chi non è attualmente in servizio dovrà attendere fino a maggio 2026 per l’ingresso a tempo indeterminato.
Nonostante questo primo passo, rimangono esclusi oltre 500 lavoratori, molti dei quali continueranno a lavorare con contratti prorogati fino al 2027. Si tratta di una misura che garantisce continuità, ma che non rappresenta una soluzione definitiva al problema del precariato.
Particolarmente critica è la situazione di 178 lavoratori che, pur avendo i requisiti per la stabilizzazione, non sono più in servizio e non hanno ricevuto alcuna proposta concreta. Secondo la FLC CGIL, questa mancanza rappresenta un elemento grave e inaccettabile, anche alla luce delle richieste avanzate per modificare le norme interne e consentire nuove attivazioni contrattuali.
L’amministrazione ha comunque annunciato l’apertura di un tavolo tecnico con i sindacati, con l’obiettivo di avviare ulteriori procedure di stabilizzazione utilizzando le risorse disponibili, inclusi i fondi legati al turnover e ad altri strumenti normativi. Tuttavia, resta evidente che le risorse attuali non sono sufficienti a coprire l’intero fabbisogno.
In conclusione, l’avvio del processo rappresenta un segnale positivo, ma ancora insufficiente. Molti lavoratori restano senza certezze sul proprio futuro, e non esistono al momento prospettive concrete per chi maturerà i requisiti nei prossimi anni. La mobilitazione sindacale, quindi, proseguirà con l’obiettivo di garantire stabilità occupazionale a tutti gli aventi diritto, senza lasciare indietro nessuno.