Manovra 2026, la FLC CGIL contro il taglio alle pensioni dei laureati della Conoscenza

Subito dopo lo sciopero generale del 12 dicembre, l’esecutivo ha proposto un provvedimento estremamente punitivo per chi ha riscattato onerosamente gli anni di università. Secondo quanto denunciato dalla FLC CGIL, una frazione di tale periodo, variabile tra 6 mesi nel 2031 e 30 mesi nel 2035, smetterebbe di essere conteggiata per la pensione anticipata. Contemporaneamente, i requisiti di anzianità contributiva per l’accesso al trattamento subirebbero un incremento, passando dai 42 anni e 10 mesi attuali a ben 43 anni e 9 mesi.

La Federazione dei lavoratori della conoscenza definisce l’intervento come un vero furto di stato aggravato dall’efficacia retroattiva. Vengono così annullati gli enormi sacrifici economici affrontati dai lavoratori per anticipare l’uscita dal lavoro, compensando il ritardato ingresso dovuto agli studi. La nota sindacale attacca inoltre chi, tra le altre sigle, sostiene di aver ottenuto dal governo soluzioni sul burnout dei docenti o il riscatto gratuito della laurea, definendo tali affermazioni come mere millanterie.

  • Il sindacato evidenzia i profili di incostituzionalità di una norma che sottrae risorse investite dai lavoratori.
  • Viene richiesto alle forze parlamentari di bloccare questo atto di ingiustizia che comprime pesantemente i diritti acquisiti.

In assenza di correzioni definitive, la FLC CGIL è pronta a ricorrere in ogni sede legale, inclusi i tribunali, per difendere i risparmi previdenziali del personale. La reazione indignata alla notizia dell’emendamento ha però già prodotto un primo effetto: la maggioranza si è impegnata a riscrivere il testo della manovra. Questo parziale dietrofront è il frutto delle proteste piovute da più parti contro un provvedimento che avrebbe colpito duramente chi ha investito sulla propria formazione universitaria.

Nonostante l’impegno alla riscrittura, la FLC CGIL resta vigile su una legge di bilancio che continua a fare cassa sulle pensioni. Il ravvedimento del governo è considerato solo parziale e non muta un’impostazione politica che sacrifica i lavoratori per finanziare investimenti in armamenti. La mobilitazione proseguirà con determinazione per contrastare ogni scelta volta a ridurre le tutele sociali e i diritti di chi opera nei settori della conoscenza.

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