Stipendi comparto “Istruzione e Ricerca”: i dati ARAN confermano l’allarme della FLC CGIL

Gli stipendi del comparto “Istruzione e Ricerca” continuano a perdere valore reale. A certificarlo è la stessa ARAN, l’Agenzia che rappresenta le Pubbliche Amministrazioni nei rinnovi contrattuali: tra il 2016 e il 2025 l’inflazione ha raggiunto il 22,6%, mentre gli aumenti salariali si sono fermati al 13,4%. Il risultato è una perdita del potere d’acquisto pari al 9,2%.

Si tratta di dati che confermano quanto la FLC CGIL denuncia da tempo: le risorse stanziate per i rinnovi dei contratti sono state insufficienti e non hanno permesso di recuperare l’aumento del costo della vita. Per lavoratrici e lavoratori di scuola, università, ricerca e AFAM questo si è tradotto in un progressivo impoverimento, aggravato da anni di salari che non tengono il passo con l’inflazione. I proclami sugli aumenti ottenuti negli ultimi rinnovi si scontrano quindi con una realtà ben diversa, oggi certificata dagli stessi numeri ufficiali.

Particolarmente pesante la situazione relativa al contratto 2022-2024: a fronte di un’inflazione superiore al 17%, gli aumenti previsti si fermano intorno al 6%. Una distanza enorme che spiega anche la scelta della FLC CGIL di non firmare quel rinnovo contrattuale.

A pesare è anche il lungo blocco della contrattazione tra il 2009 e il 2019, che ha prodotto conseguenze profonde sulle retribuzioni del personale. La ripresa dei rinnovi, ottenuta anche attraverso iniziative giudiziarie, non è bastata a colmare il divario accumulato negli anni, segno dell’assenza di una vera politica di valorizzazione del lavoro pubblico e della funzione educativa.

La situazione del personale scolastico appare ancora più grave se confrontata con il resto della Pubblica Amministrazione: a parità di titolo di studio, infatti, chi lavora nella scuola continua a percepire stipendi mediamente più bassi. Una disparità che non riguarda soltanto il salario, ma che finisce per incidere anche sulla considerazione sociale del lavoro svolto nel sistema dell’istruzione.

Per la FLC CGIL questi dati impongono al Governo un cambio di passo immediato. La prossima Legge di Bilancio dovrà prevedere risorse adeguate e straordinarie per recuperare quanto perso economicamente da lavoratrici e lavoratori di scuola, università, ricerca e AFAM.

Il sindacato ribadisce che non servono misure temporanee o bonus una tantum, ma interventi strutturali capaci di adeguare gli stipendi all’inflazione reale e restituire dignità al lavoro di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema educativo del Paese.

In assenza di risposte concrete nella prossima manovra economica, la mobilitazione sindacale sarà inevitabile.

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