Roma, 23 settembre 2026 – Le Organizzazioni sindacali dell’Istat esprimono la propria ferma preoccupazione per le dichiarazioni rese ieri dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito ai dati sul rapporto deficit/Pil per il 2025.
Dire che non si sa se l’Istat «sottostima gli italiani o il Governo» non è una semplice battuta politica. È una dichiarazione che mette in discussione, senza alcun fondamento tecnico, l’affidabilità dell’Istituto e getta un’ombra sul lavoro di centinaia di professioniste e professionisti che ogni giorno producono la statistica ufficiale del nostro Paese.
Su questo punto non possiamo tacere.
La statistica ufficiale non è un’opinione. Non è uno strumento del Governo né dell’opposizione. Non è costruita per confermare o smentire una posizione politica.
È il risultato di un lavoro scientifico e professionale fondato su metodologie definite, fonti sottoposte a controllo, procedure rigorose, classificazioni condivise, verifiche e revisioni previste dalle regole della produzione statistica nazionale ed europea.
Il dato sul deficit delle Amministrazioni pubbliche per il 2025, confermato al 3,1 per cento del Pil, è il risultato di questo processo. Le revisioni dei conti nazionali costituiscono una parte ordinaria della produzione statistica e rispondono alla disponibilità di nuove informazioni, all’aggiornamento delle fonti e all’applicazione delle metodologie previste. Non sono manipolazioni e non sono decisioni politiche.
Chi lavora all’Istat lo sa bene. E dovrebbe saperlo anche chi rappresenta le Istituzioni della Repubblica.
Dietro ogni numero pubblicato dall’Istat ci sono statistici, ricercatori, tecnologi, informatici, funzionari e personale amministrativo. Ci sono competenze costruite in anni di studio e di esperienza, responsabilità professionali, controlli incrociati e procedure finalizzate a garantire la qualità del dato.
Sono lavoratrici e lavoratori che non decidono le politiche economiche del Governo, non stabiliscono gli obiettivi di finanza pubblica e non possono essere chiamati a rispondere politicamente dei risultati che emergono dalle loro elaborazioni.
Il loro compito è produrre dati. Il loro dovere professionale è produrli correttamente. La loro autonomia è una garanzia per tutti.
Per questo riteniamo particolarmente grave che, di fronte a un dato non corrispondente alle aspettative politiche, venga evocata la possibilità che l’Istat possa “sottostimare” qualcuno.
La statistica ufficiale deve essere indipendente proprio per poter restituire al Paese ciò che emerge dai dati, anche quando quei dati sono scomodi, inattesi o politicamente difficili da commentare.
Non si può chiedere alla statistica di essere indipendente e, nello stesso tempo, contestarne l’imparzialità ogni volta che il risultato non coincide con la narrazione politica del momento.
Il confronto sui dati è legittimo e necessario. Metodi, fonti, classificazioni e risultati possono essere analizzati, discussi e sottoposti a verifica nelle sedi tecniche competenti. È così che funziona una comunità scientifica e professionale.
Ciò che non è accettabile è alimentare il sospetto che i dati ufficiali siano orientati politicamente o che le lavoratrici e i lavoratori dell’Istat possano manipolarli per favorire o danneggiare qualcuno.
Questo non offende soltanto l’Istituto: offende il lavoro di chi quei dati li produce.
Le Organizzazioni sindacali chiedono pertanto che venga pienamente rispettata l’autonomia dell’Istat e che sia riconosciuta la piena indipendenza professionale di chi opera nella produzione della statistica ufficiale.
Chiediamo al Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, al Direttore generale e al Consiglio d’Istituto di assumere una posizione pubblica, chiara e inequivocabile a tutela dell’indipendenza dell’Istituto e del personale che vi lavora.
Una presa di posizione pubblica è necessaria, ma la difesa dell’autonomia dell’Istat non può esaurirsi nella risposta alle contestazioni esterne. L’autorevolezza con cui l’Istituto si presenta nei rapporti con il Governo, con le altre Istituzioni e con il sistema statistico europeo dipende anche dalla sua capacità di essere solido, coeso e credibile al proprio interno.
L’autonomia dell’Istat deve essere difesa dalle pressioni esterne, ma anche sostenuta attraverso una solida organizzazione interna, risorse adeguate, una gestione finanziaria sostenibile e la concreta valorizzazione delle competenze e delle professionalità. Il permanere di criticità irrisolte rischia infatti di indebolire l’autorevolezza dell’Istituto nei rapporti con gli altri soggetti istituzionali e di renderlo maggiormente esposto a contestazioni e tentativi di delegittimazione.
Perché dietro l’autonomia della statistica ci sono persone.
Dietro ogni dato ci sono competenze.
Dietro ogni pubblicazione ci sono lavoratrici e lavoratori che assumono una responsabilità professionale nei confronti del Paese.
Difendere l’Istat significa difendere queste persone.
Difendere il loro lavoro significa difendere la qualità della statistica ufficiale.
Difendere l’indipendenza della statistica significa difendere il diritto del Paese a conoscere i fatti attraverso dati prodotti con rigore scientifico, trasparenza e autonomia.
Su questo le Organizzazioni sindacali dell’Istat chiedono rispetto.
Per l’Istat.
Per chi ci lavora.
Per la statistica ufficiale.
Per il Paese
FLC CGIL ISTAT
FSUR CISL ISTAT
UIL RUA ISTAT
FGU RICERCA ISTAT
SNALS RICERCA ISTAT
ANIEF RICERCA ISTAT
