“Si è concluso con un nulla di fatto il primo incontro formale previsto per l’esame della procedura di licenziamento collettivo che minaccia ben 108 lavoratrici e lavoratori del British Council in Italia. Nonostante le manifestazioni dello scorso 21 maggio a Roma, Milano e Napoli, e il forte segnale politico portato fin sotto l’Ambasciata britannica, la Direzione dell’Istituto ha confermato una totale e inaccettabile chiusura”. Lo afferma, in una nota, la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
“Le Rappresentanze Sindacali Aziendali e la FLC CGIL respingono con fermezza l’atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’Accordo Culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951”. Continua la nota.
Per la FLC CGIL: “Di fronte a questo muro di gomma e alla volontà di smantellare l’83% dell’organico e di azzerare la storica presenza dell’ente culturale nel nostro Paese, la risposta del personale sarà ancora una volta la mobilitazione. Confermato lo sciopero nazionale proclamato per il prossimo 4 giugno con manifestazione a Roma in piazza SS.Apostoli dalle ore 14:00”.
“Chiederemo – spiega il sindacato di categoria- ai Ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro di adoperarsi affinché il Governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al governo inglese il rispetto dei trattati internazionali”.
“I posti di lavoro non si toccano, – conclude la nota- e il British Council non si cancella”.
Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL
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