Certificazioni linguistiche: nuovi requisiti per gli enti riconosciuti dal Ministero

Docente uomo biondo

Il 19 ottobre 2026 si è svolto l’incontro tra il Ministero dell’Istruzione e le organizzazioni sindacali sul nuovo decreto che stabilirà i criteri per riconoscere le certificazioni linguistiche del personale scolastico. Per la FLC CGIL è fondamentale tutelare la qualità della formazione, evitando che prevalgano le logiche di mercato.

Che cosa prevede il nuovo decreto

Il provvedimento aggiorna il decreto ministeriale 62 del 10 marzo 2022, dopo i rilievi dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che aveva giudicato troppo restrittivi alcuni requisiti richiesti agli enti certificatori. Negli ultimi tre anni, infatti, quelli riconosciuti dal MIM sono passati da 41 a 8.

Tra i criteri contestati figuravano almeno cinque anni di esperienza, la sede legale nel Paese in cui si parla la lingua certificata e la disponibilità di sedi fisiche adeguate per gli esami sul territorio nazionale. Il nuovo testo riduce l’esperienza richiesta da cinque a due anni e consente agli enti di avere la sede legale anche in Paesi in cui la lingua certificata non è parlata come lingua madre. Per curricoli e contratti del personale sarà sufficiente presentare un campione di due unità per profilo professionale. Al personale è richiesto un livello linguistico almeno C1, mentre le certificazioni potranno attestare competenze fino al livello C2.

Le richieste della FLC CGIL

La FLC CGIL ha chiesto di modificare l’impostazione del decreto, mettendo al centro la qualità dei percorsi formativi e la reale competenza linguistica, indispensabile per garantire un insegnamento efficace. Un’eccessiva attenzione al mercato, al contrario, rischia di favorire la compravendita dei titoli.

Nel dettaglio, il sindacato propone di riportare ad almeno tre anni l’esperienza richiesta agli enti e di verificare curricoli e contratti di tutto il personale, oppure di un campione significativo pari almeno al 30%. Inoltre, lo svolgimento degli esami a distanza non dovrebbe essere un requisito obbligatorio: dovrebbe rappresentare un’opzione aggiuntiva, subordinata a protocolli rigorosi e procedure precise per garantire il corretto svolgimento delle prove.

L’Amministrazione ha giudicato condivisibili i principi alla base delle proposte presentate dalla FLC CGIL e si è riservata di valutare eventuali modifiche al provvedimento.

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