Nella legge di bilancio 2026 arriveranno nuove risorse per assumere ricercatori nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca, secondo un emendamento proposta dalla maggioranza di governo.
La portata del precariato in scadenza
Tra quest’anno e il prossimo sono scaduti o stanno per scadere oltre 35.000 contratti precari totali. Nello specifico, si tratta di più di 9.000 RTDa, oltre 23.500 assegni di ricerca (AdR) e diverse migliaia di borse e contratti a tempo determinato (TD). Tra questi, 7.200 RTDa sono ancora in servizio. Va notato che, grazie ai fondi del PNRR, sono stati assunti oltre 2.600 RTDa, migliaia di AdR e diverse centinaia di TD. La notizia di un piano straordinario era dunque attesa, ma la sua lettura conferma i nostri timori.
I precedenti finanziari: tagli e blocchi
Prima di analizzare l’attuale manovra, è cruciale ricordare due azioni legislative precedenti. L’articolo 1, commi 825 e 826 della legge n. 207/2024 (bilancio 2025) aveva già introdotto un blocco del turn over per i professori universitari al 75% nel 2025. Questo blocco, che nel 2026 si trasferirà ai ricercatori, è costato agli atenei circa 50 milioni di euro nel 2025, e dal 2026 prevede trasferimenti annui di almeno 65 milioni di euro dal sistema università e ricerca al MEF.
Inoltre, per l’università, è fondamentale ricordare che l’articolo 15, comma 1-quinquies del decreto-legge n. 71/2024 dello scorso anno ha cancellato la coda del cosiddetto “piano straordinario messa”. Questa operazione ha deviato 100 milioni di euro totali (50 milioni per il 2025 e 50 per il 2026), che dovevano essere dedicati all’assunzione di nuovi professori, ricercatori e personale tecnico-amministrativo in deroga alle facoltà assunzionali (ovvero, aumentando gli organici), destinandoli invece agli aumenti stipendiali del personale esistente.
Il cofinanziamento universitario e le esclusioni
Oggi, per l’università, si prevede un finanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro in due anni (circa 11 milioni dal 2026, quasi 39 milioni dal 2027) per co-finanziare al 50% posizioni da ricercatori in tenure track. Più del 50% di queste posizioni dovrà però essere coperto dagli atenei entro le proprie facoltà assunzionali, rimanendo cioè nel quadro degli organici attuali. Il meccanismo assegna all’ateneo un carico di 0,45 punti organico, dove la quota di 0,2 per la progressione a professore associato è totalmente a carico delle università.
- i bandi non sono aperti a tutti, ma riservati solo a chi ha avuto un contratto RTDa con scadenza nel 2025 o nel 2026.
- sono esclusi chi ha terminato il contratto negli anni precedenti (come i 1.500 ricercatori precari del piano nazionale ricerca, scaduti a fine 2024) e le migliaia di assegnisti di ricerca.
- metà di questi concorsi sarà riservata a RTDa PNRR.
Per le università non statali, si aggiungono altri 2 milioni di euro in due anni con stesse proporzioni, modalità e scopo. Per la prima volta si prevede un piano straordinario anche per le università non statali, cofinanziando posizioni anche in atenei privati. Questo permetterà agli atenei privati di assumere tutti i ricercatori PNRR, diversamente da quelli pubblici.
I numeri reali e l’intervento sugli enti di ricerca
In termini concreti, il piano prevede circa 1.600 posizioni totali (quasi 500 per il 2026 e circa 1.100 per il 2027), più una sessantina nelle università non statali. Queste dovranno comunque trovare spazio nella programmazione degli atenei, che le finanzieranno per più di metà. Non a caso, si prevede che ci possano essere risorse non utilizzate e che verrebbero destinate, per ogni evenienza, ad integrazione della quota base del fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO).
Per gli enti di ricerca sono previsti quasi 8,8 milioni di euro in due anni (circa 7,3 dal 2026 e 1,5 dal 2027) per ricercatori e tecnologi con le stesse modalità di cofinanziamento (50% nelle facoltà assunzionali degli enti) e una riserva del 50% per i precari PNRR in ruolo al 30 giugno 2025. Questo si traduce in circa 240 posizioni, anche qui con fondi non utilizzati destinati all’integrazione del fondo ordinario enti ed istituzioni di ricerca (FOE).
È utile ricordare che la legge di bilancio dello scorso anno (art. 1, comma 591, legge n. 207/2024), grazie all’intervento delle opposizioni, prevedeva per il solo CNR uno stanziamento a regime di 10,5 milioni di euro per l’assunzione di personale, utilizzando le procedure di stabilizzazione previste dalla “madia” (art. 20, commi 1 e 2, d.lgs. n. 75/2017). Oggi, la maggioranza destina a tutti gli enti di ricerca meno risorse e con cofinanziamento.
Una risposta parziale, l’unica soluzione è la mobilitazione
A fronte di oltre 10.000 precari PNRR in espulsione da università ed enti di ricerca (inclusi 2.600 RTDa e 300 TD), e di 7.200 RTDa in scadenza nei prossimi due anni, a fronte di 100 milioni di tagli sul piano straordinario messa, l’intervento si limita a 1.900 posizioni totali. Questo è sostanzialmente finanziato con le risorse recuperate dal taglio del turn over deciso lo scorso anno, e non si ha nemmeno la certezza che tutte le posizioni saranno effettivamente bandite per via dell’obbligo di cofinanziamento all’interno degli organici attuali.
Delusione e sconforto è l’unica reazione possibile a un piano così parziale e insufficiente. La risposta della FLC CGIL è il proseguo della mobilitazione per ottenere un reale piano straordinario, l’allargamento degli organici e la stabilizzazione di tutto il personale precario.