Retribuzioni sotto la media UE, oltre 300 mila precari e divari fino a 7.400 euro rispetto al pubblico impiego, specificità del lavoro prestato in scuola, università, ricerca e alta formazione non riconosciuta.
La FLC CGIL nazionale ha presentato giovedì 29 ottobre 2026 il dossier “Conoscenza sottocosto”, denunciando il grave e cronico sottofinanziamento che colpisce scuola, università, ricerca e AFAM. Si tratta di settori ad altissima concentrazione di competenze e professionalità, ma penalizzati da livelli retributivi tra i più bassi dell’intera Pubblica Amministrazione e da investimenti pubblici ampiamente distanti dagli standard europei.
I dati parlano chiaro
I dati riportati nel dossier illustrano un divario economico marcato: nell’istruzione la retribuzione media annua risulta inferiore di 7.480 euro rispetto a quella degli altri dipendenti pubblici, mentre nell’università lo scarto si attesta sui 7.300 euro. Il ritardo storico emerge anche dall’analisi della spesa complessiva, dato che all’istruzione è destinato appena l’8% della spesa pubblica italiana a fronte del 9,7% della media UE, mentre l’istruzione terziaria assorbe lo 0,39% del PIL contro lo 0,75% europeo e la ricerca e sviluppo si ferma all’1,38% rispetto al 2,24% comunitario.
Inflazione galoppante e perdita del potere d’acquisto
Sul fronte contrattuale, la Segretaria generale Gianna Fracassi, durante la conferenza stampa ha replicato duramente alle dichiarazioni del Ministro Valditara sui recenti rinnovi, precisando che il CCNL 2019-2021 era già coperto dai fondi del precedente esecutivo e che il contratto 2022-2024, non sottoscritto dalla FLC CGIL, ha previsto risorse per compensare appena un terzo dell’inflazione del triennio, pari al 18%. Per il triennio 2025-2027 l’inflazione reale accertata dall’Istat a giugno 2026 supera di oltre due punti quella programmata, senza che nell’ultima legge di bilancio sia stato previsto alcun finanziamento per colmare la perdita del potere d’acquisto.
Precarietà diffusa
Al nodo delle retribuzioni si affianca una precarietà diffusa, testimoniata da 302 mila supplenti nella sola scuola e dall’assenza di adeguate risorse per le stabilizzazioni nei comparti di ricerca e AFAM, resi ancora più vulnerabili dall’esaurimento dei fondi PNRR e dai limiti imposti al turn over.
Perché aderire allo sciopero del 20 novembre
Queste le principali ragioni della adesione della FLC CGIL allo sciopero generale indetto dalla Cgil il 20 novembre prossimo, ponendo al centro la richiesta di salari equi, contratti stabili, uno stop a controriforme finalizzati a ulteriori tagli e investimenti adeguati alla media europea in formazione e ricerca per garantire un futuro solido e un Paese migliore alle nuove generazioni.

