L’Istat nel 2026 compie 100 anni di vita. Da cento anni l’Istat svolge per il Paese un ruolo sempre più importante, dal momento che dibattito politico e politiche statali si basano sui dati e sulle centinaia di indicatori prodotti dall’Istat, tra cui il Pil, il deficit pubblico, l’inflazione, il tasso di occupazione.
Eppure, i lavoratori dell’Istat, nonostante il servizio essenziale che svolgono per la collettività, sono tra i peggio pagati fra gli istituti di statistica d’Europa. Inoltre, in Italia, dove i ricercatori in generale sono già retribuiti circa il 30-40% in meno che in Germania e Francia, i lavoratori dell’Istat ricevono una retribuzione più bassa di quelli di altri istituti di ricerca.
Ad esempio, l’Indennità oneri specifici (Ios) è all’Istat la più bassa del comparto ricerca; ammonta a 18 euro al mese, aumentata di altri 20 euro recentemente, a fronte di un ammontare di 250 euro all’Enea e di 350 euro all’Inapp. Il confronto retributivo è penalizzato anche dal costo della vita, dal momento che gli stipendi italiani, a differenza di altre nazioni europee, non sono stati adeguati all’andamento dell’inflazione.
Questa situazione è aggravata dalla anomala permanenza ultradecennale di ricercatori e tecnologi nello stesso livello, dal momento che tra 2010 e 2022 si è avuto il blocco delle procedure ex art. 15. È da più di un anno che chiediamo di scorrere le graduatorie dell’art. 15 da III a II livello e da II a I livello, ma i vertici dell’Istituto sembrano orientati a indire un nuovo concorso. Si tratterebbe di un inutile spreco di risorse. Sarebbe, invece, più razionale e giusto scorrere integralmente le graduatorie, che, fra l’altro, dovrebbero essere rese pubbliche in modo da garantire maggiore trasparenza.
Inoltre, nel nostro Istituto il 58% del personale tecnico-amministrativo (538 dipendenti) è in una condizione di sotto-inquadramento, possedendo oltre al diploma, previsto per il profilo, anche la laurea magistrale, e spesso titoli accademici superiori. Tale personale svolge attività complesse e cruciali per la produzione statistica ufficiale, con ruoli di responsabilità e coordinamento, assimilabili a quelle di un ricercatore e spesso con un’anzianità anche ventennale in tale condizione. Per sanare il sotto-inquadramento strutturale dell’Istituto si chiede da tempo l’attivazione di selezioni per le progressioni verticali al profilo di ricercatore (ai sensi dell’art. 52, comma 1-bis, del d.lgs. 165/2001, procedure già adottate in altri Enti Pubblici di Ricerca) ma l’amministrazione continua a rinviare l’applicazione della soluzione proposta.
Eppure, le risorse per risolvere tutte queste anomalie ci sarebbero. A partire dagli ingenti fondi derivanti dalla mancata realizzazione della sede unica. Quella che manca è la volontà politica da parte dei vertici dell’Istituto di farlo. Nella società contemporanea i dati sono sempre più importanti e lo sono ancora di più le statistiche pubbliche, che in quanto tali devono garantire la propria affidabilità. Ma il primo elemento che assicura la qualità dei dati è il personale che li produce, al cui lavoro va riconosciuto il giusto valore.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica su tali argomenti abbiamo organizzato un sit-in a piazza dell’Esquilino lunedì 27 aprile alle ore 10.30. All’iniziativa saranno presenti anche i mass-media e sono stati invitati alcuni parlamentari che si sono già dimostrati ricettivi verso le nostre istanze. È, pertanto, importante la partecipazione numerosa di tutti i lavoratori dell’Istat.
Coordinamento lavoratori Istat per la valorizzazione