La questione del buono pasto durante il lavoro da remoto torna al centro del dibattito. Nonostante la FLC CGIL avesse avanzato una precisa richiesta e nonostante il parere favorevole dell’Aran, nel testo definitivo del CCNL non compare la norma che avrebbe chiarito, per Università ed Enti pubblici di ricerca, la possibilità di riconoscere il buono pasto anche nelle giornate svolte in modalità agile. Una mancanza che, ancora una volta, genera incomprensioni e malcontento tra il personale.
Dalla fine della pandemia, si è sempre cercato di dare valore allo smart working e alla sua regolamentazione. Per quanto riguarda i buoni pasto, si è più volte sostenuto che potessero essere erogati anche senza una previsione formale, ma la realtà ha dimostrato il contrario: la grande maggioranza delle amministrazioni continua a non riconoscere questa possibilità, creando disparità interne. Per questo motivo, già nelle prime fasi di trattativa per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-24, la FLC CGIL ha chiesto – ottenendo un via libera preliminare dall’Aran – che venisse inserita una norma specifica, in linea con quanto già previsto negli altri comparti del pubblico impiego, come Funzioni centrali e Sanità.
Un riscontro concreto era già presente nella terza bozza del CCNL 2022-24, trasmessa dall’Aran alle organizzazioni sindacali lo scorso 28 maggio 2025: nell’articolo 14, comma 3-bis, si indicava chiaramente che, per università ed Enti di ricerca, il personale avrebbe potuto usufruire dei buoni pasto anche nelle giornate di lavoro agile. Un passaggio che sembrava ormai consolidato e che invece è sparito dal testo finale firmato il 5 novembre.
Non è noto cosa abbia portato alla cancellazione di questa disposizione, ma è certo che non si tratti di una dimenticanza. La FLC CGIL aveva infatti espresso in modo esplicito la propria contrarietà, sia durante l’incontro sia immediatamente prima della firma del contratto, giudicando tale scelta ingiustificabile e, soprattutto, dannosa per i lavoratori. Resta dunque evidente la responsabilità di chi ha sottoscritto un accordo che, di fatto, ripropone il CCNL precedente, limitandosi ad aggiornare le tabelle economiche — aggiornamenti che, tra l’altro, coprono solo un terzo del necessario per tutelare il potere d’acquisto.
Intorno al tema dei buoni pasto in smart working, in questi giorni, si moltiplicano dichiarazioni bellicose da parte di chi ha comunque firmato il contratto. Si invoca la tutela dei lavoratori citando un parere dell’Aran che, però, riguarda un altro CCNL, nel quale il buono pasto per il lavoro agile è esplicitamente contemplato. Una posizione che appare più una strategia comunicativa che un reale cambio di direzione.
A questo punto la domanda sorge spontanea: si tratta davvero di un “ruggito del coniglio” o dell’ennesima sceneggiata utile solo a spostare l’attenzione?

