Ci vuole maggiore discontinuità rispetto al passato! – Flc Cgil di Roma e Lazio sulla riunione della conferenza per la proposta di linee guida sul dimensionamento della rete scolastica della regione Lazio.

Venerdì 5 luglio u.s. si è tenuto un incontro convocato dall’Assessorato alla Istruzione della Regione Lazio sui temi del dimensionamento delle istituzioni scolastiche per l’anno 2014/15. Il nuovo governo regionale ha voluto farsi promotore, dopo aver incontrato gli osservatori provinciali, della istituzione di una sede permanente di confronto con le varie realtà,con gli enti locali, con le provincie, con le organizzazioni sindacali di categoria, con le associazioni degli utenti del servizio di istruzione, con i rappresentanti dell’Anci e delle Comunità montane, ecc.
La volontà di riuscire a stabilire un rapporto positivo con le varie realtà che interagiscono nel mondo della scuola al fine di contenere i guasti ed i ritardi accumulati dovuti essenzialmente alla crisi politica in regione Lazio che ha causato l’impossibilità di varare un piano dimensionamento per l’a.s. 2013/14, ha determinato una brusca accelerazione nella costruzione della Conferenza permanente regionale che ha il compito di determinare i criteri con i quali procedere al dimensionamento della rete scolastica, per cui il giudizio della Flc Cgil, pur se si tratta di un primo incontro iniziale, non può considerarsi pienamente positivo.
Come Flc Cgil, nel corso dell’incontro abbiamo sostenuto la necessità di costruire uno strumento di confronto tra le varie realtà che non fosse solo limitato alla mera aggregazione o disaggregazione delle istituzioni scolastiche in relazione al numero di alunni, ma che guardasse alla complessità dei problemi che una razionale rete di scuole dimensionate comporta. Abbiamo pertanto proposto che, sulla base di una proposta frutto di nostra elaborazione già portata a conoscenza dell’Assessorato regionale, si puntasse ad una Conferenza regionale permanente nella quale fossero affrontate le questioni riguardanti tutti i vari aspetti connessi alla migliore programmazione di una rete scolastica efficiente, per consentire che anche le questioni relative al diritto allo studio, tuttora facenti capo al ruolo dell’organo regionale, potessero avere una sede non disgiunta da quella che determina la configurazione della rete scolastica regionale, e ciò anche in rapporto alla riunificazione sotto lo stesso assessorato di tali tematiche. Ci è stato risposto dal Direttore competente che tale questione veniva assunta e riportata in sede politica per una decisione, ma i tempi molto ristretti non consentivano approfondimenti in merito.
Riguardo alle proposte presentate relativamente alla composizione della Conferenza, abbiamo rilevato innanzitutto che la partecipazione delle Organizzazioni sindacali all’interno della Conferenza permanente, prevista solo a livello di categorie, sia assai riduttiva rispetto alla necessità ed ai temi che con tali le problematiche sono interconnesse: basti pensare alle questioni della mobilità, alle questioni che vengono affrontate in sede di contrattazione sociale con le varie comunità locali, ai temi delle individuazioni delle specializzazioni dell’istruzione secondaria superiore, alle vocazioni territoriali, all’istruzione tecnica superiore, ecc. Anche su questo tema la risposta è stata interlocutoria ed indefinita, con il pretesto della ristrettezza dei tempi.
Rispetto al testo presentato, definito “bozza di linee guida di dimensionamento scolastico”, abbiamo espresso la nostra profonda insoddisfazione per un documento che si muove in continuità con quanto deliberato dalla giunta Polverini in data 20 luglio 2012. Avevamo auspicato che ci fosse una soluzione definitiva di continuità con gli atti di governo della precedente giunta, ma in sostanza non ci si discosta da quanto deliberato allora.
La Flc Cgil ha presentato precise proposte emendative del testo sottoposto, proprio per evidenziare quanto fosse necessario che l’atto fondamentale sul quale dovrà basarsi la programmazione regionale della rete scolastica potesse poggiare su criteri nuovi rispetto a quelli tanto deprecati del passato, perchè meramente numerici. La logica che improntava la legge 111/11, che ha dato luogo a quella rete scolastica, frutto del dimensionamento attuato per l’anno scolastico in corso e che ha generato i disastri tante volte denunciati, con istituti sottodimensionati, quindi senza Dirigenti e Dsga, accanto a istituti “mostri “ di 1500 alunni, continua ad essere il filo conduttore anche di questa proposta di linee guida. I nostri emendamenti, tesi a rendere possibili scelte più razionali da parte degli enti locali e dalle provincie, con numeri più “miti”, 600 – 1000 alunni, (inserendo un valore medio di 900 alunni sul quale ci si poteva attestare) e con la possibilità di non rendere sempre obbligatorie le aggregazioni per l’istituzione dei “comprensivi”, sono stati bocciati dagli altri interlocutori e soprattutto non accettati dalla Direzione regionale e dai rappresentanti degli enti locali. Così come non è stata recepita la proposta di far partecipare alla Conferenza anche le Confederazioni Sindacali e le rappresentanze studentesche con le loro associazioni, quelle dei genitori e delle consulte dei Dirigenti Scolastici.
Ciò di fatto condurrà alla definizione di un piano fac simile di quello predisposto dalla giunta Polverini, nonostante la sentenza di Corte costituzionale n.147/12, che ha cassato quelle parti della legge 111/11 che stavano alla base della citata delibera, avesse restituito agli organi regionali la titolarità delle scelte di programmazione della rete degli istituti scolastici. Avremo di nuovo, se non interviene un atto politico di segno completamente diverso, istituti scolastici forzosamente aggregati in forza di un conteggio ragionieristico del numero degli alunni e avremo di nuovo scuole medie fatte a fette per produrre Istituti comprensivi, magari tre nello stesso edificio, con tre Dirigenti, tre organici, tre orari di lezione, ecc. E ciò sarà, a questo punto, solo frutto di scelte politiche del governo regionale.
Serve una maggiore discontinuità rispetto a quanto deliberato in precedenza.