Condividiamo come FLC CGIL di Roma e del Lazio la lettera che ricercat* e student* avrebbero voluto leggere questa mattina al ministero Fioramonti in Sapienza, il quale sarebbe dovuto intervenire alla presentazione di un nuovo Corso di Laurea sulla sostenibilità ambientale

 

Al Ministro Fioramonti,

 

oggi, in occasione della Sua visita alla Sapienza per l’inaugurazione del corso interdisciplinare di Scienze della Sostenibilità, avremmo voluto incontrarla, per porre alla Sua attenzione le richieste da noi già espresse negli incontri avvenuti negli ultimi mesi. L’occasione non è stata proficua, ma lo spunto per indirizzare a lei questa lettera aperta  permane, ed è la sostenibilità dell’Università e del lavoro di chi ci lavora e ci studia. Come studentesse e studenti, ricercatori e dottorandi di questo Ateneo apprezziamo l’istituzione del Corso di Sostenibilità della Sapienza e siamo convinti che il percorso avviato dall’Ateneo rispetto alla riconversione ecologica sia un segnale incoraggiante, sebbene l’emergenza climatica in atto,  che avrà conseguenze sempre più gravi per le aree maggiormente povere e sfruttate, richieda misure ben più radicali, come ci ricordano tante e tanti giovani dalle piazze non solo italiane.

 

Oggi però siamo qui per ribadire che né la riconversione ecologica né lo sviluppo sostenibile e solidale sono possibili senza i necessari finanziamenti all’istruzione e la ricerca scientifica e senza misure rivolte a lenire l’emorragia, specie da alcune aree del Paese, di giovani talenti, in molti casi in possesso di un grande patrimonio di conoscenza, in atto ormai da troppo tempo. 

 

Come nel nostro ultimo incontro, Le chiediamo di rendere i nostri Corsi di Laurea e le ricerche finanziate dal nostro Ateneo volte all’ecosostenibilità, lavorando a delle linee guida per far in modo che nelle convenzioni tra atenei ed enti dove gli studenti svolgono i tirocini sia certificata la totale estraneità a fenomeni legati alle mafie e alla devastazione ambientale.

 

Come studentesse e studenti, ricercatori e dottorandi siamo consapevoli che l’istruzione pubblica sta subendo un definanziamento strutturale e prolungato, tale da renderla non sostenibile. In una università precaria siamo noi i primi, essendo i più deboli e precari,  a subire i colpi ed eccoci qui,spinti a chiedere finanziamenti. Le borse di studio e gli alloggi non sono sufficienti a garantire il diritto allo studio nel nostro Paese, la ricerca è altrettanto definanziata e il precariato ci impedisce una prospettiva lungimirante sul lavoro in accademia e sulle nostre vite oltre a rappresentare un enorme danno economico e sociale per l’intero Paese.


L’Università non è per noi un mero luogo in cui ottenere titoli accademici, che d’altronde ci dovrebbero essere riconosciuti a fronte dell nostro lavoro di formazione e diffusione della conoscenza. Ma il nostro potenziale, il nostro futuro lavorativo, di studenti, ricercatori e dottorandi in questo Paese non sono considerati una ricchezza ma un peso e per questo il gap con i Paesi d’Europa e dell’OCSE, in merito all’organico dei docenti e dei ricercatori strutturati e del personale tecnico amministrativo si allarga, lasciandoci in un’Università che cade a pezzi.

 

Ricordiamo l’impegno assunto da parte del Ministero e del Governo rispetto ad  un’inversione di rotta reale sui finanziamenti al diritto allo studio, in particolare sull’emergenza alloggi e sui finanziamenti al sistema universitario in generale.

 

Oggi il funzionamento degli Atenei italiani, la ricerca quanto la didattica, si regge sul lavoro di tanti precari, il cui numero ha ormai superato quello degli strutturati. Del resto il nostro corpo docente è in assoluto tra i più anziani d’Europa e, nonostante tante promesse, non avvertiamo ancora nessun cambio di rotta. I ricercatori precari, la cui dignità in quanto lavoratori dovrebbe essere garantita come in qualsiasi altro settore, si trovano a dover affrontare un sistema selvaggiamente competitivo in cui meno del 6% riesce ad ottenere la stabilizzazione. Anche dopo 10-15 anni di lavoro non si matura nessun diritto, nessun avanzamento di carriera in quello che in un Paese sano e competitivo dovrebbe essere un settore di punta ed è invece diventato un circuito di sfruttamento becero perpetrato dallo Stato Italiano nei confronti di una categoria di lavoratori.

 

Che fine hanno fatto gli impegni presi con i rappresentanti dei ricercatori precari in occasione del Suo ultimo incontro con loro? Perché il Suo governo e la sua maggioranza non hanno considerato il nostro emendamento al decreto Salva Precari che prevedeva un piano di stabilizzazione per gli RTDA e gli assegnisti di ricerca che da anni tengono in piedi dipartimenti e atenei? Ci spiega perché? 

 

Nella Legge di Stabilità, che verrà discussa in Camera dei Deputati nelle prossime settimane, non sembrano esserci interventi di svolta su questi temi. Crediamo che occorra un segnale da parte Sua e del Governo, chiediamo dunque di mantenere gli impegni presi con interventi mirati a garantire un piano di stabilizzazioni per i tanti lavoratori precari sui quali si reggono le università italiane,sapendo anche che ancora oggi il Decreto Salva Precari sarà in discussione al Senato; un reale piano di finanziamento del diritto allo studio e del sistema universitario. 

 

Investire sull’Istruzione, sulla ricerca e sulla cultura, signor Ministro, è un auspicio trasversale,  in quanto significa investire sui giovani e quindi sul futuro. Noi vogliamo fare la nostra parte per trasformare la Precarietà che permea l’Università a tutti i livelli in Sostenibilità, nell’interesse dell’intera società. In questo spirito invitiamo al rinnovo del supporto dello Stato e chiediamo personalmente a Lei, come rappresentante istituzionale, di esserne promotore.

 

Noi tutti siamo in attesa di un suo riscontro a questa nostra lettera e alle nostre preoccupazioni. Confidiamo nella sua solidarietà come uomo politico e accademico.

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