Con la Legge di Bilancio 2022 il Governo ha autorizzato la spesa di 600.000 euro a favore degli agli enti gestori delle scuole di lingua e cultura italiana all’estero, ha destinato 800.000 euro alla retribuzione del personale a contratto presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura e, infine, 600.000 euro annui andranno per il sostegno della rete dei consoli onorari all’estero.

Si conferma il percorso politico, iniziato con la scorsa legge di bilancio, che accentra sempre di più la gestione del sistema delle scuole, dei corsi e dei lettorati italiani all’estero, nelle responsabilità del MAECI.

La scelta stavolta mina pericolosamente la qualità dell’insegnamento, giacché anziché prevedere un rafforzamento del contingente dei docenti italiani, abilitati e qualificati anche da un punto di vista professionale per insegnare all’estero, rafforza i fondi per gli Enti Gestori e per i contratti locali.

Si tratta inoltre dell’ennesima chiara ammissione di fallimento dell’attuale sistema di nomina del personale scolastico all’estero, che né i recenti bandi né le disposizioni di interpello definite per legge hanno reso efficiente ed efficace.

La nostra posizione

Il rafforzamento della diplomazia culturale all’estero è importante e strategico, soltanto se si decide di puntare anche sulla qualità del personale: le decisioni varate dalla recente Legge di Bilancio sottraggono alla responsabilità e professionalità del personale scolastico l’attività educativa, formativa e culturale per affidarla agli Enti Gestori, ai contrattisti locali ed agli istituti italiani di cultura. Al contrario, dopo i tagli di contingente dimezzato dalle disposizioni della L. 135/12 e in considerazione della perdurante situazione pandemica, è necessario rinforzare e potenziare il contingente del personale scolastico all’estero per permettere la riduzione del numero di alunni per classe e, in prospettiva, un maggior numero di attività qualificate di potenziamento e sostegno.

La FLC CGIL rivendica risorse aggiuntive per ripristinare i numeri precedenti alla Finanziaria Monti (passando nuovamente da 674 a 1.400 posti) e nel contempo il ritorno della mobilità da e per l’estero nell’alveo del CCNL, al fine di superare il fallimento promosso dalla Buona Scuola e dai bandi di reclutamento da essa discesi.