Negli ultimi giorni la FLC CGIL ha sollevato una questione importante al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e al Consiglio Universitario Nazionale (CUN). Al centro della segnalazione c’è una contraddizione tra il Regolamento della Link Campus University e la normativa nazionale che disciplina le progressioni economiche biennali dei docenti universitari.
Secondo il sindacato, questa discrepanza non solo genera un danno diretto ai professori interessati, ma crea anche forti disuguaglianze tra atenei, soprattutto nei casi di trasferimento da un’università all’altra. La segnalazione nasce dalle richieste arrivate da vari docenti della Link Campus, sia interni all’ateneo sia vincitori di concorso poi trasferiti in altre sedi.
Una segnalazione ignorata dall’Ateneo
Già a maggio 2025 la FLC CGIL aveva scritto alla Link Campus University, rendendo pubblica la problematica, nella speranza di una correzione del regolamento. Tuttavia, dopo oltre due mesi non è arrivata alcuna risposta né segnali di modifica.
Prima di avviare azioni di tutela individuale, il sindacato ha scelto di coinvolgere gli organi di vigilanza nazionali, sottolineando che la questione non riguarda soltanto singoli interessi personali, ma l’uniformità delle regole che devono valere in tutti gli atenei italiani, statali e non statali.
Per questo è stata chiesta una ricognizione complessiva dei regolamenti universitari, in particolare per quanto riguarda stipendi, progressioni di carriera, compiti didattici e di ricerca.
Cosa dice la normativa nazionale
Il Consiglio di Stato (parere n. 1433 del 14 maggio 2019) ha ribadito che il regime pubblicistico di reclutamento e gestione dei rapporti di lavoro di docenti e ricercatori è un pilastro imprescindibile. Ogni ateneo deve rispettarlo, seguendo regole comuni in materia di:
- stipendi e progressioni di carriera,
- procedure di selezione,
- criteri di valutazione della qualità,
- rilascio dei titoli accademici.
Anche le università non statali autorizzate dal MUR devono attenersi a queste disposizioni: il trattamento economico non può essere inferiore a quello dei docenti statali. Norme già sancite dal Regio Decreto del 1933 e confermate dalle leggi 230/2005 e 240/2010, tuttora in vigore.
Il nodo sugli scatti stipendiali
La legge 240/2010 stabilisce che le progressioni economiche dei docenti siano soggette a valutazione e attribuite tramite un Decreto del Presidente della Repubblica. Successivamente, il DPR 232/2011 ha chiarito che gli aumenti stipendiali devono decorre dal primo giorno del mese in cui sorge il diritto.
Il regolamento della Link Campus University, invece, prevede che l’aumento parta solo dal gennaio successivo alla valutazione. Una differenza che sembra banale, ma che può tradursi in ritardi anche di oltre un anno nell’erogazione dei nuovi scatti stipendiali.
Questo meccanismo genera non solo perdite economiche per i docenti, ma anche una disparità applicativa tra università che mina la coerenza dell’intero sistema universitario nazionale.
La richiesta di un intervento
La FLC CGIL auspica che il MUR e il CUN intervengano rapidamente, affinché il rispetto della normativa nazionale venga garantito in tutti gli atenei. In gioco non ci sono soltanto i diritti dei singoli professori, ma la tenuta del sistema universitario italiano, che deve basarsi su regole uguali e trasparenti per tutti.